16 giugno 1918: gli Arditi del IX reparto riconquistano il Col Moschin

La mattina del 15 giugno 1918, nel corso delle prime ore della Battaglia del Solstizio (anche chiamata Battaglia d’Arresto) – che mise definitivamente fine alle velleità di vittoria degli austriaci –, la 27ᵃ Divisione austro-ungarica oltrepassa le linee tenute dal IX Corpo d’Armata italiano. Dopo aver conquistato il Col del Miglio, è costretta a frenare la propria azione sulla destra, davanti al Monte Coston e in Val Damoro. Tuttavia riesce a trovare spazio sulla sinistra, dove riesce a occupare la cosiddetta “linea dei capisaldi”.

Cadono in rapida successione la posizioni del Col Fenilon (1.397 m), del Col Fagheron (1.315 m), e il Col Moschin (1.278 m), il quale viene dapprima aggirato e poi occupato.

Nonostante l’offensiva venga contenuta, anche grazie all’intervento dell’artiglieria dell’ala destra della 6ᵃ Armata, la situazione rimane critica, con la concreta possibilità di uno sfondamento che consentirebbe agli austriaci di dilagare verso Bassano.

Gli arditi del IX Reparto d’Assalto, inizialmente in riserva del Corpo d’Armata nella Valletta degli Spini, la mattinata del 15 giugno passano alle dipendenze della 18ᵃ Divisione e trasferiti a Casere Campeggia, qui ricevono l’ordine di portarsi a Col del Gallo, agli ordini del comandante della Brigata Basilicata, colonnello brigadiere Giorgio Boccacci.

Il IX Reparto d’Assalto viene ufficialmente costituito il 23 settembre 1917, in seno alla 4ᵃ Armata come VI. Alla data del 24 dicembre è articolato su due compagnie, con due sezioni mitragliatrici, quattro sezioni di pistole-mitragliatrici e due sezioni lanciafiamme, per un totale di 21 ufficiali e 547 militari di truppa.

All’inizio di febbraio del 1918 il comando del Reparto passa al maggiore Giovanni Messe, il quale dà un forte impulso all’addestramento individuale e alle esercitazioni di reparto, permettendo al VI di diventare una valida unità di combattimento.

Il 20 maggio assume la numerazione di IX, avviando la formazione di una terza compagnia, prelevando un plotone da ciascuna delle altre (processo facilitato grazie all’arrivo di circa 200 uomini di complemento). Quindi, appena prima della Battaglia del Solstizio, il IX Reparto d’Assalto può schierare 20 ufficiali e 657 uomini di truppa.

Il piano d’attacco di Messe prevede inizialmente la riconquista del Col Fagheron, per sfruttarlo come testa di ponte per attaccare le posizioni austriache sul Col Fenilon, per poi attaccare, infine, il Col Moschin. L’intera operazione degli arditi sarà appoggiata dall’artiglieria e sostenuta dal I/91° della Brigata Basilicata.

Gli uomini di Messe vengono lanciati immediatamente all’attacco, in modo da non dare tempo ai difensori austriaci di rafforzare le proprie linee nonché sfruttare al contempo gli effetti del bombardamento di artiglieria.

Alle ore 14 del 15 giugno, la 1° Compagnia muove con decisione contro Palazzo Negri, Casa del Pastore e Casa dei Briganti, obiettivi quest’ultimi due rispettivamente cento e duecento metri a occidente del primo. Eliminati i nuclei di austriaci appostati, e catturate le prime tre mitragliatrici, la compagnia si dirige contro il ridotto di quota 1.318 e se ne impadronisce altrettanto rapidamente, perdendo tuttavia il comandante di compagnia Umberto Pinca.

Nel frattempo, la 2° Compagnia del capitano Zancanaro riconquista il Fagheron. Nei ricoveri ricavasti sul pendio del monte vengono annientati diversi nuclei di difensori austriaci, in un sanguinoso corpo a corpo testimoniato dal basso numero di prigionieri.

Come risultato di questa prima fase di operazioni, sviluppata e conclusa in non più di un quarto d’ora, viene occupata tutta la linea che da quota 1.318 arriva al Fagheron e da qui corre verso Col Spiazzoli.

Mentre gli arditi del IX si riordinano sulle posizioni raggiunte, il I/91° si dispone alla sua sinistra, verso il fianco della montagna che precipita nel Brenta, a garantire la continuità del fronte. Viene così bloccata definitivamente la pericolosa penetrazione austriaca e completato il rastrellamento della zona.

A questo punto il maggiore Messe spinge alcune pattuglie in ricognizione verso il Col Fenilon ed il Col Moschin, le quali segnalano che entrambe le posizioni sono fortemente presidiate.

Sulla base di queste informazioni viene pianificata la seconda fase dell’azione che comprende anche il II battaglione del 92° Reggimento Fanteria. Alle ore 20.20 viene comunicato a Messe che dieci minuti più tardi l’artiglieria comincerà il tiro di soppressione sulle linee austriache del Col Fenilon e del Col Moschin, per continuarlo fino alle ore 22.00, ora fissata per l’assalto.

Gli arditi, seguiti da una compagnia del I/91° e dal plotone d’assalto reggimentale del 91°, iniziano l’avvicinamento alle 21.00, sotto l’arco delle traiettorie, e quando l’artiglieria allunga il tiro sono pronti a scattare all’assalto. Risalgono d’impeto il pendio, avvolgendo in un lampo la sommità del Fenilon. Gli austriaci si battono con coraggio disperato ma la furia dell’assalto non lascia scampo e quanti dei difensori non sono pronti ad arrendersi vengono uccisi sul posto.

Alle ore 23.00, il Col Fenilon è sotto il pieno controllo del IX Reparto d’Assalto, nelle cui mani rimangono cinque ufficiali, ottanta uomini di truppa, quattro mitragliatrici e numeroso altro materiale.

Scesi a riordinarsi sul rovescio di quota 1.318, gli arditi del IX si preparano per l’ultimo atto. Una volta assicurato il possesso del Col Fenilon, il Comandante della Basilicata intende infatti completare la sua controffensiva con la riconquista del Col Moschin.

Messe viene informato alle ore 4.00, con la stessa comunicazione in cui apprende che sarà supportato dal II/92° del tenente colonnello Tomassetti, e che lo scatto avverrà alle ore 7.00, ovvero quando l’artiglieria allungherà il tiro.

Con questi ordini, alle ore 6.00 del mattino del 16 giugno, il IX lascia quota 1.318, e raggiunge la strada che passa ai piedi di quell’altura e si ammassa nella selletta di Col Moschin, seguito dal Battaglione del 92°. Per un contrattempo l’artiglieria inizia il fuoco di sbarramento in ritardo e continua anche dopo l’ora prevista, tuttavia alle ore 7.00 gli arditi si lanciano comunque all’assalto e dieci minuti più tardi arrivano sulla quota.

Il Col Moschin viene espugnato in meno di un quarto d’ora con il totale annientamento del presidio austriaco di cui si salvano solo quanti vengono fatti prigionieri.

Vengono catturati 27 ufficiali e 250 uomini di truppa, insieme con non meno di 17 mitragliatrici e con un cannoncino da trincea, e vengono riprese due batterie da montagna con il loro munizionamento, una colonna di venti muli più altro materiale.

Affidata la posizione al II/92°, il IX Reparto d’Assalto torna in riserva dietro quota 1.318 dove può finalmente procedere ad un conteggio definitivo delle perdite subite nell’arco delle due giornate di combattimento. Oltre alla morte del capitano Pinca si deve registrare il ferimento di un altro ufficiale, il capitano Teobaldo Vantini, comandante della 3ᵃ Compagnia, tra la truppa si hanno cinque morti ed ottanta feriti. Per quanto dolorose sono perdite contenute che, raffrontate ai risultati raggiunti, confermano l’efficacia dell’azione del reparto.

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