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4° REGGIMENTO ALPINI PARACADUTISTI “MONTE CERVINO”

I Ranger dell’Esercito Italiano

Il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti “Ranger” è un reparto di Forze Speciali dell’Esercito la cui missione primaria è costituita dalla condotta di azioni dirette, garantendo inoltre un’elevata specializzazione nel combattimento in ambiente montano e artico.

Nel prosieguo dell’approfondimento ci sarà la possibilità di toccare aspetti importanti come la storia, la selezione del personale, l’iter addestrativo per arrivare alla qualifica di Ranger, i compiti essenziali e le capacità oltre alle attività addestrative.

Per comprendere la complessità del reparto ripercorriamone la storia.

CENNI STORICI

La storia dell’attuale Reggimento affonda le proprie gloriose radici agli inizi del secolo scorso. Infatti, nel 1915 fu costituito il Battaglione alpini “Monte Cervino” all’interno del 4º Reggimento alpini, e prese parte alla Prima guerra mondiale venendo insignito di una medaglia d’argento al valor militare. Nel 1919, al termine del primo conflitto mondiale, il Battaglione venne sciolto.

Fu successivamente ricostituito nel 1940 nella Scuola centrale militare di alpinismo di Aosta, dalle ceneri del disciolto Battaglione “Duca d’Aosta”, come Battaglione sciatori.

Per essere ammessi nel battaglione era necessario essere volontari, scapoli e avere grande padronanza nell’uso degli sci. Al personale era riservato il migliore armamento ed equipaggiamento allora disponibile.

Il 13 gennaio 1942, il Battaglione, inquadrato nel CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia), opportunamente equipaggiato e armato fu il primo reparto alpino a essere inviato sul fronte russo, in rinforzo alla “Torino” e alla “Pasubio” e impiegato per operazioni di ricognizione, pattugliamento e sabotaggio.

Infatti, data la capacità di muovere dietro le linee nemiche e l’estrema efficacia delle incursioni, gli alpini del “Monte Cervino” ottennero il rispetto dei militari sovietici al punto tale da essere soprannominati “Satanas bjieli” (Diavoli bianchi).

Nel 1943 l’offensiva sovietica che travolse le linee italiane e obbligò il nostro Esercito ad una tragica ritirata, non risparmiò gli alpini del “Monte Cervino” i quali continuarono a combattere cadendo o venendo quasi tutti fatti prigionieri. Solo quindici di loro tornarono dai campi di prigionia.

Nella primavera dello stesso anno i superstiti del reparto furono rimpatriati in Italia. Giunti ad Aosta, il reparto fu insignito della Medaglia d’oro al valor militare e poi sciolto.

Nel dopoguerra, il 1° settembre 1952 venne costituito il 1° Plotone Alpini Paracadutisti “Tridentina” per l’esigenza di ricostituire, in ambito Truppe Alpine, un reparto ad elevata connotazione specialistica in grado di muovere in ambiente montano, andando ad aggiungere anche la capacità di operare nella terza dimensione. Per questo il personale venne addestrato presso il Centro di Paracadutismo di Viterbo per ottenere il brevetto di paracadutista.

L’anno successivo vennero costituiti plotoni analoghi alle dipendenze delle brigate “Julia” e “Taurinense” e, nel 1956, anche in “Orobica” e “Cadore” arrivando così a 5 plotoni per 5 brigate alpine.

Il 1° aprile 1964 si costituì la Compagnia Alpini Paracadutisti posta alle dipendenze del 4° Corpo d’Armata Alpino. All’interno della Compagnia confluì il personale dei disciolti plotoni alpini paracadutisti delle cinque Brigate Alpine. La Compagnia Alpini Paracadutisti del 4° Corpo d’Armata, proseguì in questo modo il proprio percorso specialistico, addestrando e qualificando il personale sia nell’ambiente montano (sci e roccia) che nel paracadutismo.

Il 1° gennaio 1990 la Compagnia Alpini Paracadutisti, venne rinominata “Monte Cervino” ereditando così le gloriose tradizioni di ardimento e valore militare del leggendario battaglione sciatori “Monte Cervino”, costituito nel 1915 e ricostituito come reparto autonomo nel 1940.

Il 14 luglio 1996 lo Stato Maggiore dell’Esercito in un quadro di riorganizzazione della Forza Armata e in virtù dei brillanti risultati ottenuti dagli Alpini Paracadutisti ha elevato la Compagnia al rango di Battaglione. L’anno successivo il Battaglione venne trasferito alla caserma “Vittorio Veneto” a Bolzano.

Nel 2000 il Battaglione “Monte Cervino” divenne unità FOS (Forze per Operazioni Speciali), dopo aver ricevuto la qualifica “Ranger” ovvero unità di fanteria leggera particolarmente addestrata e specializzata nel fornire supporto a operazioni non convenzionali come azioni dirette, raid, imboscate etc., in ambiente non permissivo.

Il 25 settembre 2004 il Battaglione venne elevato a 4° Reggimento Alpini Paracadutisti con la consegna della Bandiera di Guerra del 4° Reggimento Alpini del quale eredita le tradizioni, e posto alle dirette dipendenze del Comando Truppe Alpine.

Da gennaio 2011 il Reggimento cambiò la propria sede; dalla Caserma “Vittorio Veneto” di Bolzano venne trasferito presso la Caserma “Duca” di Montorio Veronese.

Nel 2014 il Reggimento lascia il Comando Truppe Alpine e viene inquadrato all’interno del COM.FO. S.E. (Comando delle Forze Speciali dell’Esercito).

Infine, nel 2018 dopo aver dimostrato “sul campo” le proprie capacità, il Reggimento viene elevato al rango di Forza Speciale.

MISSIONE

Il 4° reggimento Alpini Paracadutisti “Ranger” è un Reparto di Forze Speciali dell’Esercito in grado di pianificare, organizzare e condurre l’intero spettro delle Operazioni Speciali. Quindi azioni dirette, ricognizioni speciali e assistenza militare, con una particolare attitudine alla condotta di azioni dirette garantendo un’elevata specializzazione nel combattimento in ambiente montano e artico.

Nell’ambito di quelle che sono le Forze Speciali dell’Esercito, il 4° Reggimento è quello maggiormente specializzato nell’impiego in ambito montano; tanto è vero che la parte di preparazione e addestramento nello specifico ambiente, ha un’incidenza e rilevanza consistente.

Non viene curato solo l’aspetto della mobilità ma anche la capacità di utilizzare, ad esempio lo sci, come strumento di movimento in ambiente innevato per la condotta di un’azione diretta militare.

L’azione diretta è un’azione offensiva che si basa su alcuni principi che possiamo riassumere in: fattore sorpresa, massa e potenza di fuoco.

Questa è una delle differenze che sussistono tra il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti “Ranger” e gli altri reggimenti di Forze Speciali. I Ranger operano su base minima di plotone (principio della massa); un plotone con consistenza numerica elevata mentre le altre unità di Forze Speciali si basano su distaccamenti (unità numericamente ridotta).

Da tutto questo l’attitudine alla condotta di azioni dirette.

Al Reparto di Forze Speciali viene assegnato il raggiungimento di un obiettivo strategico che abbia risvolti diretti in quella che è la campagna militare. Per fare ciò vengono utilizzati equipaggiamenti, materiali, armamenti e tipologie di inserzione speciali, oltre a personale specificamente equipaggiato, selezionato, addestrato e preparato alla condotta di quella determinata attività.

ORGANIGRAMMA DEL REPARTO

Innanzitutto, il Reggimento dipende gerarchicamente dal Comando delle Forze Speciali dell’Esercito (COM.FO.S.E.) di recente costituzione, che ha assorbito tutti i reparti di Forze Speciali della Forza Armata più il 28° reggimento Comunicazioni Operative “Pavia” (PSYOPS) di Pesaro.

Il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti a sua volta è strutturato come segue: Comando che gestisce personale, logistica, amministrazione e organizzazione; Compagnia Comando e Supporto Logistico; Compagnia Corsi che è l’unità deputata a ricevere gli aspiranti Ranger, formare il personale attraverso un percorso che dura circa 2 anni, dopodiché al momento del raggiungimento della qualifica l’operatore viene trasferito dalla Compagnia Corsi al Battaglione Ranger “Monte Cervino” che è l’unità operativa del reparto.

La presenza della Compagnia Corsi rappresenta un elemento distintivo del 4° Reggimento, rispetto a qualsiasi altro reggimento di fanteria.

Il Battaglione Ranger è un’unità che svolge attività addestrativa di mantenimento delle capacità degli operatori e che impiega il personale nelle operazioni in Italia e all’estero.

Il Battaglione Ranger oggi è costituito da tre compagnie:

1a Compagnia denominata “Satanas bjieli” (in onore e ricordo delle gesta del Battaglione Monte Cervino)

2a Compagnia denominata “Angeli neri”

80a Compagnia denominata “Lupi della Steppa”. La Compagnia riprende nome e numero del Battaglione sciatori Mone Cervino che venne impiegato in Russia.

Come possiamo vedere il legame storico e le interconnessioni con il passato sono forti ed evidenti.

Infine, nell’ambito del battaglione Ranger c’è, ad oggi, un plotone da ricognizione specializzato nelle attività di ricognizione a favore di altre Compagnie. La presenza del plotone da ricognizione risale a quando il Reggimento era inquadrato come Forza per Operazioni Speciali (FOS). Allora al Reparto erano assegnate azioni dirette e assistenza militare, ma non le ricognizioni speciali. Infatti, da dottrina, la ricognizione speciale utilizza equipaggiamenti, tecniche, tattiche e procedure speciali oltre che personale particolarmente addestrato per questa tipologia di missione.

L’attuale organico è in fase di revisione per adattamento alle nuove sfide del Reggimento e alla nuova conformazione di Forza Speciale.

Con la prossima revisione organica, il nucleo ricognitori dovrebbe scomparire in quanto le capacità verranno assorbite dal personale delle Compagnie in modo tale che tutte e tre avranno la capacità di ricognizione.

RECLUTAMENTO – FORMAZIONE – ITER RANGER

Il reclutamento è una fase particolarmente delicata. Il Reparto si basa sull’adesione volontaria, quindi l’aspirante deve identificarsi tale tramite l’iniziale presentazione di una domanda e i successivi passaggi avvengono attraverso step obbligati che iniziano con una selezione pratica e un tirocinio della durata di due settimane. Durante il tirocinio di selezione vengono testate inizialmente le capacità fisiche minime, e in seguito, attraverso la somministrazione di attività sempre più impegnative, si porta il candidato ad un livello di stress tale da portarlo a decidere se proseguire o meno il percorso.

Chi risulta idoneo al tirocinio, affronterà il corso basico di paracadutismo militare, svolto presso il CAPAR (Centro Addestramento Paracadutisti della Brigata Paracadutisti Folgore) di Pisa della durata di quattro settimane.

Una volta acquisito il brevetto di paracadutista militare, sul percorso degli allievi si presenta una delle fasi più selettive del percorso; il corso Operatore Basico per Operazioni Speciali (O.B.O.S.) che si svolge, di norma, presso la 102a Compagnia del Reparto Addestramento Forze Speciali (R.A.FO.S) nella sede di Livorno e ha, ad oggi  durata di dieci settimane (in precedenza era 15 settimane; le 5 settimane sottratte, precedentemente dedicate alle tecniche e tattiche di team ed agli elementi basici di pianificazione e condotta della pattuglia da combattimento, rientrano ora negli iter specialistici e saranno svolte dai singoli reparti sulla base della futura assegnazione).

Il corso è condiviso e comune non solo agli aspiranti Ranger, ma anche agli Acquisitori obiettivi ed Incursori.

Durante il corso OBOS gli aspiranti operatori ricevono un’iniziale formazione teorico pratica su molteplici aspetti alcuni dei quali possono essere rappresentati da:

  • Topografia e tecniche di orientamento e navigazione terrestre, first aid, trasmissioni e comunicazioni
  • Procedure tecnico tattiche proprie dei reparti OS
  • Addestramento individuale al combattimento
  • Insegnamenti sull’uso delle armi e sulle tecniche di tiro

L’obiettivo del corso è sostanzialmente quello di elevare il livello tecnico professionale dei partecipanti che acquisiscono abilità basiche di movimento in ambiente ostile e nella condotta di atti tattici propri delle pattuglie da combattimento.

Inoltre, durante lo svolgimento del corso prosegue la valutazione degli allievi e l’accertamento dell’idoneità alla prosecuzione dell’iter formativo.

Gli allievi che al termine del corso, il quale solitamente ha un rateo di successo molto basso, risultano idonei, proseguiranno la formazione frequentando la fase di specializzazione presso i rispettivi reparti d’impiego.

Infatti, l’assegnazione avverrà solo dopo il termine del corso OBOS e la separazione degli iter formativi avviene sia su base volontaria, sia sulla base di disponibilità di posizioni vacanti nell’ambito dei vari reggimenti. Le capacità attitudinali vengono valutate durante il corso.

Nel caso specifico per chi supera il corso OBOS si aprono le porte all’Iter Ranger. Un percorso formativo durissimo di 41 settimane che inizia con il Corso di Combattimento basico per Ranger della durata di 5 settimane. Una volta che il candidato ha acquisito capacità basiche di tiro e di navigazione terrestre con il corso OBOS, durante questo periodo l’addestramento punterà principalmente a sviluppare la capacità di combattere all’interno di una squadra o un plotone; quindi tutto ciò che riguarda le attività di fanteria leggera che per un futuro Ranger sono basilari.

Quindi il passaggio successivo è rappresentato dal Corso di Combattimento avanzato della durata di 12 settimane. Durante questo periodo gli allievi perfezioneranno tutte le attività di combattimento in ambito Operazioni Speciali come ad esempio:

  • Pattuglie da combattimento
  • Raid
  • Imboscate
  • Azioni dirette
  • Combattimento in centri abitati
  • Combattimento a bordo di veicoli con l’utilizzo di mitragliatrici pesanti.

A seguire il Corso di Sopravvivenza Operativa e Resistenza agli Interrogatori (S.E.R.E.) o più propriamente detto Rilascio Controllato delle Informazioni, della durata di due settimane.

Concluso il S.E.R.E. si passa ai moduli ambientali.

Gli allievi che probabilmente arriveranno alla qualifica Ranger ad agosto 2019, nel mese di gennaio hanno iniziato il Corso Basico Sciistico della durata di 3 settimane. Il corso è sviluppato su monografia e indicazione di COMALP ma è gestito in autonomia dal Reggimento. Ciò permette di curare alcuni aspetti della formazione che sono di particolare interesse e rilevanza.

A seguire il Corso Avanzato Sciistico della durata di quattro settimane durante le quali verranno implementate le capacità tecniche sciistiche e la capacità di mobilità in ambiente montano invernale. Durante l’ultima settimana di corso viene introdotta già la parte di combattimento.

Il Corso di Combattimento in ambiente innevato (CS2) ha una durata di 3 settimane (in realtà bisogna tenere conto anche dell’ultima settimana di corso avanzato sciistico). Durante questo periodo gli allievi svolgono attività di combattimento e movimento nell’arco temporale diurno e notturno e tutte le capacità acquisite vengono testate in una esercitazione conclusiva incentrata su una pattuglia da combattimento in ambiente invernale innevato con recupero di un cachet (ovvero un punto di rifornimento materiali avanzato lasciato da “Forze amiche” a favore degli operatori FS), azione diretta, bonifica e raid su target.

Al termine del modulo ambientale invernale gli allievi rientrano alla Caserma di Montorio Veronese dove hanno solo pochi giorni per il cambio materiali da utilizzare per il Corso di Mobilità Anfibia della durata di due settimane svolto in ambiente lacustre e finalizzato ad attività in mare.

Il Corso di Mobilità Anfibia merita un discorso a parte. Ha una durata di sole 2 settimane (contro le 10 settimane degli altri moduli ambientali) e fornisce agli aspiranti Ranger la capacità di muovere e sopravvivere in ambiente anfibio.

L’inizio effettivo del corso viene preceduto da un periodo di formazione per l’acquisizione della patente Mod. 6C per la conduzione di imbarcazioni (motoscafi e barchini) e per testare i materiali, l’assetto in acqua, tecniche di nuoto e per svolgere lezioni di acquaticità.

Durante il corso vengono sviluppate solo le capacità di sopravvivenza e movimento in acqua. Infatti, durante la prima settimana di corso gli allievi acquisiscono le capacità per agire in un contesto di interoperabilità all’interno del comparto Forze Speciali dell’Esercito e in un contesto interforze. Vengono quindi acquisite procedure comuni per presa d’acqua e fuoriuscita dall’acqua.

Durante la seconda settimana di corso vengono perfezionate le tecniche di inserzione per mezzo delle quali vengono raggiunti gli obiettivi.

Il personale del Reggimento si sta specializzando molto sulle cosiddette acque interne, come laghi, fiumi, canali e torrenti al punto che una volta acquisita la qualifica Ranger, nell’ambito dei corsi di mantenimento viene affrontata la parte fluviale, torrentizia fino ad arrivare alla parte più avanzata rappresentata dal Canyoning nel quale trovano massima espressione l’addestramento alpinistico (che consente all’operatore di calarsi nel vuoto fino al raggiungimento del corso d’acqua) e anfibio per la capacità di movimento in acqua.

Una volta presa terra, in caso di scontro verranno impiegate le tecniche di combattimento in ambiente innevato o non innevato a seconda della condizione ambientale; mentre nel caso in cui non ci si trovasse in ambiente montano verranno utilizzate le tecniche acquisite durante il corso avanzato di combattimento per Ranger.

Al termine del Corso di Mobilità Anfibia, altro cambio materiali per prepararsi al Corso Ambientale Alpinistico estivo.

Il corso ricalca grosso modo il modulo invernale principalmente per la durata complessiva; 10 settimane suddivise in:

  • Corso Basico Alpinistico della durata di tre settimane
  • Corso Avanzato Alpinistico della durata di quattro settimane delle quali, l’ultima introduce la parte Combattimento. Nei corsi alpinistici gli allievi tra le altre cose acquisiscono le tecniche di arrampicata e movimento da sviluppare in media e alta montagna (per la parte ghiaccio).
  • Corso di Combattimento in ambiente montano estivo della durata di tre settimane con esercitazione finale.

Inoltre, durante i pochi periodi di inattività vi sono anche dei corsi integrativi non obbligatori o vincolanti per il conseguimento della qualifica Ranger.

Si tratta del Corso di Aviolancio con la tecnica della caduta libera (TCL) della durata di 4 settimane; Corso Patenti modello 3 per autoveicoli militari e modello 6C per la conduzione di natanti della durata di 2 settimane; corso Tactical Combat Casualty Care (TCCC) della durata di 2 settimane durante il quale gli allievi apprendono tecniche e strategie di salvataggio al fine di fornire la migliore cura traumatologica sul campo di battaglia. 

Gli allievi arrivati al termine del percorso ambientale estivo (normalmente superano di poco le 10 unità) potranno fregiarsi della qualifica Ranger e quindi potranno essere assegnati al Battaglione “Monte Cervino”.

Il raggiungimento della qualifica rappresenta l’inizio della loro avventura. Infatti, da questo momento in poi gli operatori assegnati al Battaglione Ranger, potranno essere inviati in Teatro Operativo, ma non smetteranno mai di implementare le loro capacità attraverso le attività  di mantenimento tra le quali possiamo annoverare aviolanci TCL, attività Close Quarter Battle (CQB) ovvero combattimento urbano armato ravvicinato per il quale è stata predisposta un’area all’interno della Caserma “Duca” di Montorio Veronese e attività di “Canyoning” che abbiamo visto in precedenza.

PRESENZA DEL REGGIMENTO NEI TEATRI ITALIANI ED ESTERI

Gli operatori del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti Ranger sono presenti nei più importanti teatri operativi con compiti differenti:

  • In Italia sono impiegati come Joint Rapid Responce Forces (JRRF). Il JRRF in particolare rappresenta un bacino di capacità/assetti capacitivi interforze ad alta e altissima prontezza operativa, già esistenti, da cui attingere per garantire una risposta rapida alle esigenze nazionali e multinazionali.
  • Libano, Somalia, Libia e Afghanistan: il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti sta fornendo il Close Protection Team (CPT) ai Comandanti di Missione. In Niger invece gli operatori del reggimento sono stati avvicendati recentemente, dopo aver “aperto” il Teatro.
  • Libano: L’impiego è nell’ambito della formazione e addestramento del personale delle Forze Armate libanesi; gli operatori Ranger hanno sviluppato un Corso di Sniping in area montana a favore di operatori delle Forze Speciali libanesi
  • Antartide: personale impiegato a supporto della Missione ENEA.
  • Iraq: Supporto alle Forze di polizia irachene.
  • Afghanistan: Lo Special Operations Task Group, su base 4° Reggimento Alpini Paracadutisti RANGER, ha seguito nell’intero percorso formativo, le unità partner delle Afghan Special Security Forces nella condotta dell’attività addestrativa.
  • Serbia: supporto alla missione NATO.
  • Libia: l’ex Comandante del reparto, il Gen. Cavicchioli, assumerà a breve il Comando della Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia e lo Special staff è composto da personale del reggimento.

COMPITI ESSENZIALI E CAPACITA’     

Gli operatori Ranger grazie al particolare addestramento e alle capacità sviluppate nel corso di molteplici attività nei più importanti teatri operativi sono in grado di assolvere i seguenti compiti essenziali:

  • Close Protection Team (CPT): protezione di personale militare del livello strategico politico in missione e/o visita all’estero in teatri ad alta e bassa intensità. Attualmente i CPT in atto sono 4 il più importante dei quali è quello a favore del Force Commander e Capo missione UNIFIL, Generale di Divisione dell’Esercito Stefano Del Col, alle cui dipendenze operano quasi 10.500 militari provenienti da 42 paesi.
  • Attività a favore della popolazione (Dual Use) come in occasione delle imponenti nevicate in Abruzzo nelle quali gli operatori Ranger con pochissimo preavviso, si sono rischierati in zona pianificando e conducendo attività di primo soccorso a favore delle popolazioni isolate e allo stesso tempo approntando zone di rilascio materiali per i successivi soccorsi.
  • Pianificazione e condotta di operazioni NEO ovvero evacuazione di non-combattenti (Non-combatant Evacuations Operation – NEO). È un’attività con implicazioni di carattere umanitario, politico e militare condotta di norma con il supporto del Ministero degli Esteri al fine di evacuare personale civile che si trovasse in zone di crisi.
  • Forza di pronto intervento a livello Special Operation Task Unit (SOTU): grazie alla capacità di rischierarsi in ogni contesto e con qualsiasi tipologia di velivolo ad ala fissa o rotante per un’inserzione multimodale (aviolanci, rilascio natanti, helocast).
  • Attività di Training Advise Assistance: avvero assistenza, consulenza e addestramento a favore delle Forze Speciali della Polizia afghana portandole alla completa pianificazione di missioni oltre a condurre operazioni congiunte sul terreno volte ad incrementare la sicurezza sul territorio afghano.
  • Pianificazione e condotta di azioni dirette e attività di Fanteria ad alto rischio; il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti differisce dalle altre unità della Forza Armata poiché anziché operare in piccoli nuclei si muove su base plotone (principio della massa) con elevata capacità di fuoco. Inoltre, l’impiego degli operatori Ranger trova applicazione quando il raggiungimento dell’obiettivo è di fondamentale importanza per l’esito della campagna militare e non raggiungibile con l’impiego di forze convenzionali.
  • Tiro di precisione ed angolato in area montuosa; questa è una specialità che negli anni si è consolidata al punto tale che gli operatori “sniper” del Reggimento sono molto richiesti a livello di addestramenti congiunti con unità analoghe di altri paesi. Quest’anno infatti l’addestramento si è sviluppato con militari francesi, sloveni, austriaci e svizzeri.
  • Mountain Warfare: Capacità di muovere e combattere in montagna con qualsiasi condizione meteorologica, derivante da un addestramento specifico e continuo propedeutico per affrontare le insidie dell’ambiente compartimentato. Gli operatori Ranger sono in grado di pianificare e condurre l’itero spettro delle operazioni speciali.
  • Capacità mortai e anticarro: i Ranger sono stati i primi nel comparto, ad utilizzare dapprima il mortaio da 81 mm e successivamente da 120 mm in teatro operativo e ad avere una propria Scuola Tiri.
  • Condotta di operazioni anfibie e mobilità in ambiente acquatico: Negli ultimi anni il personale del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti, si è fortemente specializzato nelle operazioni anfibie, acquisendo la capacità di operare su fiume, lago e mare.
  • Capacità di operare come aliquote avanzate nelle Forcible Entry Operations: Si tratta di operazioni offensive per il sequestro e il possesso di un’installazione militare (tipicamente, ad esempio, un aeroporto) appartenente alla fazione opposta. Le Forze impiegate per tali operazioni sfruttano la mobilità strategica e operativa per sorprendere il nemico, conquistare l’obiettivo e creare un appoggio per l’arrivo in successione delle Forze convenzionali al fine di raggiungere altri obiettivi strategici nell’ambito di un’operazione di superiore entità.

SCAMBI ADDESTRATIVI

Molto frequenti sono gli scambi addestrativi con altri reparti esteri al fine di incrementare e ampliare le rispettive capacità professionali.

In particolare, i partner più prestigiosi sono:

  • Il 75º Reggimento Rangers (75th Ranger Regiment) corpo d’élite di fanteria leggera del Comando Operazioni Speciali dell’Esercito Statunitense
  • La 173a Airborne Brigade Combat Team (Sky Soldiers) unità di paracadutisti dell’United States Army con base alla Caserma Ederle di Vicenza.
  • Le United States Army Special Forces (note anche con il soprannome di “Berretti Verdi”)
  • Il Groupement de Commandos Montagne (GCM); unità operativa d’élite della 27a Brigata di Fanteria di Montagna francese.

 ATTIVITA’ ADDESTRATIVA

Per documentare la fase addestrativa ho avuto l’opportunità di assistere ad attività che hanno coinvolto sia operatori Ranger che allievi aspiranti in procinto di completare l’iter di qualifica, in periodi diversi dell’anno in corso.

A seguire in ordine cronologico i diversi moduli addestrativi

AVIOLANCIO CON TECNICA DELLA CADUTA LIBERA (TCL)

L’attività aviolancistica con l’utilizzo della tecnica della caduta libera che ha coinvolto operatori Ranger è propedeutica al mantenimento delle capacità aviolancistiche.

La tecnica della caduta libera permette l’aviolancio di paracadutisti da una quota media di 4000 m rispetto al suolo.

Ci troviamo in una zona lancio civile del centro Italia; viene utilizzato un aereo civile per l’attività diurna e un elicottero CH-47 del 3° REOS per l’attività notturna.

L’organizzazione, i materiali utilizzati, ivi compresi i paracadute, sono militari.

È un’attività prettamente addestrativa e serve come propedeutica al lancio da qualsiasi velivolo.

A terra vi è un’organizzazione cosiddetta Pattuglia Guida; è un nucleo di tecnici che si occupano di preparare innanzitutto il bollettino meteo e il controllo delle condizioni meteorologiche sia a terra che in quota, per fare quei calcoli necessari per l’individuazione del punto di uscita e, cosa fondamentale, per svolgere l’attività in sicurezza.

Ci sono dei parametri legati soprattutto alla velocità del vento che devono essere rispettati per portare a termine un’attività in sicurezza.

In questo caso la pattuglia guida integra un nucleo radio che è in collegamento diretto con il velivolo. Può fornire così indicazioni, fino all’ultimo istante, utili per svolgere l’attività.

La pattuglia guida è composta da:

  • Un responsabile dell’attività o Direttore di esercitazione.
  • Un Comandante di pattuglia guida che rappresenta l’organo tecnico, qualificato con un corso specifico, che è in grado di utilizzare la strumentazione e che conosce la regolamentazione specifica per la parte meteorologica.
  • Due assistenti i quali tramite l’utilizzo di strumentazione specifica, forniscono informazioni sulla velocità del vento a terra e in quota.
  • Un radiofonista, responsabile dei collegamenti radio terra-bordo.
  • A seconda delle dimensioni della zona di lancio vi è un nucleo variabile di assistenti a terra che garantiscono la sicurezza della zona lancio. Sono coloro che intervengono in soccorso nel caso in cui un paracadutista abbia un inconveniente.

È presente inoltre anche un nucleo sanità composto da un medico, un infermiere e un’ambulanza.

Per quanto riguarda l’attività aviolancistica vera e propria, è presente personale qualificato, un istruttore di paracadutismo che è anche il supervisore dell’attività pratica; sono presenti dei Direttori di Lancio (DL), che sono deputati alla scansione dei tempi con i quali i paracadutisti effettuano il lancio dal velivolo. Si trovano a bordo del velivolo, cadenzano l’attività e hanno la responsabilità dell’ultimo controllo utile.

I paracadutisti partecipanti sono tutti qualificati con la tecnica della caduta libera (TCL); cioè quella tecnica che consente di effettuare un aviolancio da una quota di circa 4000 m (a scendere) fino ad un minimo di 1500 m (da specifiche tecniche del paracadute).

L’apertura del paracadute utilizzato deve essere effettata non al di sotto dei 1200 m, quota che consente al paracadutista di avere il tempo utile per effettuare eventuali manovre d’emergenza in caso di malfunzionamenti.

Sul velivolo utilizzato per la missione diurna (un Pilatus PC-6 Turbo Porter) possono salire da 6 a 11 paracadutisti in relazione all’equipaggiamento e alla differente conformazione, a seconda del livello addestrativo raggiunto.

Nel caso specifico sono presenti paracadutisti esperti e pertanto il lancio viene effettuato “full equipped” ovvero con equipaggiamento completo che comprende, oltre al paracadute, giubbotto antiproiettile, zaino e armamento sia in conformazione diurna che notturna.

La conformazione utilizzata per la missione notturna prevede l’utilizzo dei visori notturni NVG.

La zona lancio è individuata a terra con una lettera identificativa “alfa” (A), che dall’alto permette di identificare la zona di atterraggio. La zona può essere illuminata (di notte) con luci visibili o con luci IR che interagiscono con il visore notturno.

L’illuminazione della zona lancio con luci IR aumenta la difficoltà del paracadutista nell’individuare, tra tutto quello che è l’inquinamento luminoso circostante, il punto esatto di atterraggio.

Il paracadute utilizzato è ad apertura alare (cosiddetta vela) che è completamente direzionabile dal paracadutista. L’operatore può effettuare qualsiasi tipo di manovra come rotazioni fino a 360° e direzionare il paracadute verso il raggiungimento di un punto ben preciso.

A questo punto entra in gioco un esercizio successivo rappresentato dalla navigazione in aria e a paracadute aperto. La navigazione si effettua con un lancio da quota standard e un’apertura del paracadute quasi immediata in modo tale che vi siano circa 3000-3500 m di differenza di quota per effettuare la navigazione.

Gli operatori sono equipaggiati con materiale idoneo (una bussola e un GPS) a supportare la navigazione, posizionato sulla parte anteriore del busto. Quindi sulla base di una traiettoria pianificata c’è la possibilità di muoversi anche per diversi chilometri per raggiungere il punto di atterraggio.

Questa è una tecnica di livello avanzato utilizzata da paracadutisti esperti.

Per lo svolgimento dell’attività notturna si è proceduto all’imbarco su CH-47 con i 22 operatori Ranger e successivo decollo, verso le 20. Le condizioni sono ideali per l’attività che deve essere portata a termine.

Cielo terso e buio. Le uniche luci che “rompono” l’oscurità, una volta giunti alla quota lancio prestabilita (circa 3600 m s.l.m.), sono quelle dalla città sottostante.

Dopo circa 15 minuti di volo il DL segnala prima “5 minuti” al lancio e poi “1 minuto al lancio”. Gli operatori sono tutti in piedi davanti alla rampa aperta. La concentrazione sale al massimo. C’è solo il tempo di controllare la strumentazione di navigazione e il corretto funzionamento del visore notturno NVG.

Il Direttore di Lancio dà il segnale. I Ranger uno dopo l’altro si lanciano nel vuoto. Pochi secondi di caduta libera e poi l’apertura del paracadute. Si può procedere alla navigazione notturna fino alla zona di atterraggio che è stata illuminata con luci IR per una migliore interazione con il visore notturno.

Intanto il CH-47 rientra sull’aviosuperficie precedendo di alcuni minuti gli operatori e concludendo in questo modo l’attività.

COMBATTIMENTO IN AMBIENTE MONTANO INNEVATO

Per documentare l’attività addestrativa del modulo invernale ci spostiamo sulle montagne al confine tra Trentino e Lombardia per seguire la parte conclusiva del modulo ambientale invernale, ovvero il Corso di Combattimento in ambiente invernale innevato (CS2).

Qui i protagonisti sono gli aspiranti Ranger i quali all’interno del poligono creato per l’occasione sono stati duramente impegnati in attività a fuoco reale affinché ciascun militare potesse raggiungere l’obiettivo di affinare capacità operative avanzate, spaziando dai sistemi d’arma in dotazione individuale come il fucile Colt M4 e la mitragliatrice  FN Minimi 5.56, oltre ad implementare la capacità di tiro dinamico sugli sci, in un ipotetico ambiente ostile all’interno del quale gli allievi hanno effettuato tiri di mantenimento e Reazioni Automatiche Immediate (RAI).

Si tratta di una serie di azioni di reazione e risposta con il fuoco che ogni membro del plotone deve eseguire in modo automatico e istantaneo nel momento in cui il personale viene ingaggiato da fuoco nemico.

Gli allievi, organizzati in una pattuglia da combattimento, hanno simulato differenti modalità di arrivo in ambiente ostile e alcune sequenze di contatti frontali.

L’attività addestrativa si è conclusa con una serie di tiri (con munizionamento a salve) con la mitragliatrice MG 42 collocata su una slitta per un più agevole trasporto su terreno innevato.

MODULO MOBILITA’ ANFIBIA

Nell’ambito del modulo di mobilità anfibia propedeutico per il raggiungimento della qualifica Ranger ho avuto la possibilità di assistere a due attività precedenti l’esercitazione conclusiva del modulo.

La zona di esercitazione è quella del Lago di Garda che per condizioni ambientali e insidie, è quanto di più simile al mare si possa trovare.

  • HELOCAST

Nella prima attività gli aspiranti Ranger si sono cimentati in un rilascio da elicottero NH-90 (helocast) del 3° REOS; l’attività, che si è svolta nel pomeriggio, ha visto gli allievi imbarcarsi sul NH-90 da Verona in 2 distinti gruppi.

L’elicottero dopo pochi minuti di volo è arrivato nella zona di esercitazione e a pochi metri dall’acqua ha rilasciato in successione gli operatori che uno dopo l’altro si sono tuffati in acqua preceduti dalla propria nassa stagna contenente il materiale. Intanto gli istruttori, a bordo di quattro motoscafi presidiavano la zona operativa per la sicurezza e per il recupero degli allievi e dei materiali.

Condizioni meteorologiche buone, con persistente vento teso e conseguente moto ondoso hanno complicato non poco l’addestramento degli allievi.

Completato il recupero degli aspiranti Ranger, prima di rientrare alla base gli allievi hanno effettuato un cambio tenuta.

  • POLIGONO

Il programma della giornata successiva ha riguardato la simulazione di reazioni a contatto alla quale ha partecipato una pattuglia schierata con 4 gommoni.

Gli aspiranti Ranger avevano in dotazione armi individuali Colt M4 e FN Minimi, con le quali hanno simulato contatti frontali e laterali contro sagome galleggianti.

Anche in questo caso l’attività è stata preceduta da un accurato briefing da parte degli istruttori e da un meticoloso controllo dei materiali e dell’armamento.

La seconda parte dell’esercitazione, ha impegnato gli allievi nello stesso tipo di reazione a contatto frontale ma questa volta in acqua. Infatti, gli operatori si sono immersi in acqua e mediante l’utilizzo della nassa stagna utilizzata come appoggio hanno simulato inizialmente lo “sgancio” dal target nuotando sul dorso e, contestualmente, utilizzando il brandeggio dell’arma rispondevano al fuoco allontanandosi dall’obiettivo.

C’è ancora il tempo per un inatteso fuori programma. Volendo mantenere fede al proprio motto “Mai Strac” (mai stanchi) di sicura ispirazione per il mantenimento del più alto livello addestrativo, gli aspiranti Ranger hanno effettuato una presa di spiaggia.

Conclusa in questo modo l’esercitazione, la pattuglia è rientrata alla base appoggio per un rapido cambio tenuta e controllo materiali e armamento.

Il tempo strettamente necessario a preparare l’esercitazione continuativa finale che nel tardo pomeriggio li vedrà impegnati come conclusione del modulo anfibio.

La missione riguarderà un’inserzione e infiltrazione via acqua durante l’arco notturno verso un obiettivo lungo la costa e successiva estrazione ed esfiltrazione sempre via acqua.

CONCLUSIONI

In conclusione, il quadro che emerge dalla panoramica sul 4° Reggimento Alpini Paracadutisti Ranger è senz’altro molto interessante sia dal punto di vista della professionalità e capacità del personale sia per quanto riguarda l’aspetto organizzativo e formativo.

Inizierei da quest’ultimo; il Reggimento fornisce alla Forza Armata in particolare e al comparto Forze Speciali della Difesa più in generale un, possiamo definirlo anche prodotto di pregio, ovvero l’operatore Ranger. Due anni sono necessari per la formazione del personale specificatamente e meticolosamente addestrato per operare nei differenti e variegati scenari italiani e soprattutto esteri. Per la crescente e continua richiesta di personale, sono state attuate strategie di formazione e addestramento sostenibili grazie anche a metodologie di tipo tecnologico e innovativo che hanno portato ad una drastica riduzione dell’incidentalità e di crash fisici e psicofisici.

Inoltre, viene posta una grande attenzione ai processi preselettivi, selettivi e formativi affinché i candidati operatori Ranger possano arrivare alla conclusione dell’iter nel maggior numero possibile (senza per questo abbassare il livello qualitativo) e nelle migliori condizioni possibili. Infatti, il processo di formazione non può essere un processo di selezione continuativo poiché in questo modo si genererà un operatore già fortemente provato dal punto di vista psicofisico ancor prima di iniziare la sua attività.

Il raggiungimento della qualifica Ranger invece dev’essere un punto di partenza.

Per quanto riguarda invece l’aspetto organizzativo, il recente passaggio da Forze per Operazioni Speciali a Forze Speciali, ha rappresentato la formalizzazione di una transizione assorbita da anni di attività svolte nei più impegnativi teatri operativi.

Pertanto, anche in relazione al nuovo spettro di compiti che potrebbero essere assegnati al Reggimento, è stata richiesta una revisione e rivisitazione profonda dell’organico e per la quale è stata anche formulata una proposta di riorganizzazione. Tuttavia, durante questo periodo di transizione alcune strategie sono già state attuate.

RINGRAZIAMENTI

Desidero ringraziare lo Stato Maggiore Difesa e Stato Maggiore Esercito per aver autorizzato l’attività; il Col. A. Cavicchioli

Comandante del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti (al momento della stesura del resoconto) per la squisita accoglienza e disponibilità; il Magg. C. Refi responsabile P.I. per l’impeccabile organizzazione delle giornate addestrative e il supporto durante tutte le fasi di realizzazione del resoconto; gli operatori del Nucleo fotografico del Reggimento per la collaborazione e tutto il personale (operatori Ranger e allievi) in addestramento per la collaborazione e disponibilità.

Per il resoconto fotografico completo: QUI

Testo e immagini: Stefano 

Immagini: 4° Reggimento Alpini Paracadutisti “Monte Cervino”

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