Il ritorno a casa del colonnello che guida i Ranger ​​​​​​​“Ho Asti nel cuore”

Il colonnello Marco Manzone (e il padre Piero) col sindaco, Maurizio Rasero

ASTI

E’ un’ eccellenza astigiana, sicuramente uno degli ufficiali dell’Esercito (e della Difesa) che hanno un ruolo strategico di vertice. Il colonnello Marco Manzone, ad appena 46 anni, comanda il quarto reggimento Alpini paracadutisti, erede del mitico battaglione «Monte Cervino». Ma, soprattutto, è il reparto che forma i Ranger, soldati d’elite in un reggimento che fa parte del comparto selezionatissimo (e segretissimo) delle forze speciali italiane. Così,nella mattinata del 13 gennaio, quando il sindaco Maurizio Rasero ha ricevuto in municipio il «concittadino» (perchè Manzone è astigiano doc) accompagnato dal padre Piero, presenza elegante e discreta, alla domanda: «Quanti siete voi Ranger?» fatta dal primo cittadino, il colonnello ha risposto con un sorriso: «Siamo “x” uomini», con quella «x» a significare un dato sensibile e riservato, come riservatissimo è il lavoro svolto sul campo da questi uomini speciali che operano tra mare, terra e cielo con una (ovvia) predisposizione e qualificazione per gli ambienti montani e artici.

In reparti così il comandante è l’unico autorizzato a comparire e a parlare, in pubblico. Manzone però non manca di sottolineare con orgoglio la sua origine: “Sono stato qui fino all’ingresso in accademia, a Modena. Ho fatto il liceo scientifico al Vercelli: figlio unico , mi sono diviso tra gli studi e la passione per il calcio, ereditata da mio padre, Piero, che ha lavorato una vita alla Way Assauto, ma è stato soprattutto un maestro di calcio per tanti ragazzi, al San Domenico in primis”. 

La mamma Maria Rosa ha sempre fatto l’ insegnante.

Lui ha trascorso ​​​​​​​una giovinezza da promessa del football (mediano dai piedi buoni, alla Ancelotti) e tanti amici, dal mondo del Palio (da sempre borghigiano del Don Bosco) ai banchi di scuola, al calcio: «Ne cito qualcuno, dimenticandone tanti (e me ne scuso), da Michela Pia, che veniva al liceo con me a Remo Turello, mitico dirigente dell’Asti, da Garbin a Chiaranda a Delle Donne». Calcio poi abbandonato per inseguire quella «vocazione» militare che lo ha portato ad incarichi sempre più importanti e delicati, compresi tre anni con la famiglia (la moglie ufficiale degli Alpini: hanno due gemelli di 10 anni e una bimba di nove) a Norfolk, negli Usa.

Manzone, destinato a scalare gli alti gradi della gerarchia, ha mantenuto il profilo «alla mano» (per dirla in dialetto) tipico dell’astigiano. Ma  si è commosso un po’ quando è venuto a salutarlo il suo vecchio «prof» di ginnastica alla Media Jona, Mauro Marengo. Un incontro tra due uomini di «stile» che mostrano reciproca stima. E poi l’Ana ,che con il presidente Fabrizio Pighin lo ha accolto con tutti gli onori alla Casa dell’Alpino ad Asti. Nel pomeriggio, la visita al castello di Costigliole, anche qui ricevuto in pompa magna dal sindaco Enrico Cavallero e poi nella sede del Consorzio di tutela della Barberta. Col presidente Filippo Mobrici è nato subito un feeling speciale, come con lo stesso sindaco Cavallero (anzi i sindaci, perchè con l’«alpino» Rasero è stato ovviamente lo stesso) e l’impegno a ritrovarsi per eventi e iniziative comuni, In serata la cena al «Grappolo d’oro» a Canelli, ospite del Rotary della Valle Belbo, con un rotariano come Giorgio Gianuzzi, che ha fatto da anfitrione per questo tour monferrino del comandante. «E’ stata una bellissima, intensa giornata, un po’ particolare visto che è stata la mia prima in veste ufficiale, da astigiano tra gli astigiani – ha concluso Manzone -: ma, soprattutto, ho assaporato quei piccoli gesti di quotidianità, gli stessi che noi Ranger cerchiamo di portare in segno di pace sui vari fronti di guerra dove siamo chiamati a operare. Il tempo di un sorriso, di un saluto. Grazie amici astigiani». —

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