SPECIALE: Esercito, da VFP1 ad Operatore di Forze Speciali. Come e quali step bisogna superare per entrare nella elite

Roma. Premesso che la richiesta di arruolamento nel reparti delle Forze Speciali (FS) dell’Esercito è rivolta a tutto il personale operante, partendo dai tenenti, ai sottoufficiali marescialli e sergenti, ai graduati (volontari in servizio permanente) VSP e militari di truppa (volontari in ferma prefissata a 4 e 1 anno, VFP4  e VFP1), lo scopo e l’obiettivo di questo articolo si concentrerà sulla richiesta di arruolamento nei reparti delle FS operato dai militari di truppa (volontari in ferma prefissata), iniziato nell’estate 2017 e in continua fase evolutiva.

Un allievo impegnato in un’attività del corso

Premesso che l’iter di arruolamento per i VSP e VFP4 è abbastanza definito e circoscritto, poiché il personale selezionato ha già un background alle spalle e viene attinto da tutti i reparti della Forza Armata, per i VFP1 gli iter di provenienza sono molteplici.

Questa possibilità viene data ai volontari in ferma prefissata, non in quanto VFP1, ma perché visti come una proiezione futura di un VFP4 e un definitivo VFP. Ne segue che i militari di truppa, vengono visti dal comparto delle Forze Speciali non come semplici arruolati, ma come possibili e futuri VFP4 su cui poter investire e su cui poter contare come futuri operatori. Se nel passato il COMFOSE ricercava il personale da formare tra le fila dei VFP4, poiché ritenuti dal punto di vista esperienziale e dal punto di vista dell’investimento quelli più affidabili.

Ad oggi il panorama si è ampliato, nonostante l’arruolamento rimane aperto a tutto il personale operante. Puntare sul VFP1 come investimento potrebbe sembrare più incerto, poiché per volontà propria o per volontà del sistema si potrebbe investire su qualcuno che un domani rischierebbe di non proseguire la scelta intrapresa.

Ma l’ipotesi qui paventata trova subito una smentita, perché coloro che hanno il ruolo di scegliere i futuri operatori (essendo personale di ampia esperienza) sono in grado di valutare le motivazioni dei singoli soggetti, anticipando i periodi di un VFP4. I volontari in ferma prefissata oltre ad appartenere ad un bacino più ampio per la selezione, vengono valutati in funzione delle opportunità future.

Essendo più giovani, risultano essere più motivati e su di loro si proietta una prospettiva temporale più longeva, che in termini di investimento sulla preparazione di un singolo operatore porta ad ammortizzarne il costo nel tempo.

Personale del 9° Reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin

Questo investimento sul VFP1 diventa dunque un incentivo per arrivare fino in fondo e mirare ad un definitivo VSP, poiché l’Esercito ha tutto l’interesse a non perdere i volontari su cui punta ed investe.

In poche parole, la volontà della Forza Armata di tenere l’arruolato diventa la sua opportunità per restare in modo permanente. L’obiettivo sarà quello di seguire coloro che iniziano il percorso portandolo fino al suo compimento. Questa particolare prospettiva sarà realizzabile solo dopo una grande selezione a monte.

Una volta effettuata la selezione e solo dopo aver appurato la buona motivazione dei volontari, che dovranno dimostrare di poter portare a termine l’obiettivo e l’arduo percorso, ci sarà il traguardo che prevede l’arruolamento definitivo. In poche parole ciò che viene definita “necessità” del sistema si tramuta in “opportunità” per l’individuo.

Il bacino principale di arruolamento per i futuri operatori delle Forze Speciali è il RAV (Reparto Addestramento Volontari) che viene avviato per blocchi, come conseguenza ad un numero elevato di partecipanti. Si parla di circa 4 blocchi l’anno.

Durante il corso dei RAV, della durata di 10 settimane, vengono inviati dei team di selezionatori e reclutatori verso la fine del percorso addestrativo. I quali presentano i vari reparti FS con le proprie peculiarità (il 9° “Col Moschin” – il 4° “Ranger” e 185° RRAO) e hanno il compito di raccogliere immediatamente le domande di tutti coloro che presenteranno la richiesta.

Un operatore del 185° Reggimento ricognizione acquisizione obiettivi RRAO

Coloro che fanno domanda, il giorno successivo sono sottoposti a preselezioni fisiche per effettuare una prima scrematura. Ma la posa di questa prima pietra, non ha nulla a che vedere con ciò che aspetterà gli aspiranti operatori durante tutto il percorso formativo ed addestrativo. I VFP1 che supereranno questa prima fase, saranno successivamente inseriti in un elenco e saranno ulteriormente formati con addestramenti più intensivi e più performanti in concomitanza a quello già somministrato nel corso.

Tutti i militari che supereranno e termineranno il RAV, verranno successivamente avviati al Centro di Addestramento di Paracadutismo e un domani al Centro di Addestramento per Operazioni Speciali recentemente istituito a Pisa (presso il COMFOSE) e che prevede la frequenza di un corso di formazione di un livello leggermente superiore.

Il primo corso presso il Centro di Addestramento per Operazioni Speciali prevede una formazione di base della durata di 10 settimane, a questo seguirà un corso di paracadutismo (tecnica della “fune di vincolo”). E’ lo step necessario per poter permettere al VFP1 di acquisire il brevetto di paracadutista militare con il quale verrà avviato al vero e proprio iter di formazione delle Forze Speciali.

L’iter è sostanzialmente composto da una prima fase fatta di selezioni fisiche di un livello superiore a quelle già effettuate al RAV, da un tirocinio di selezione che servirà a testare le capacità atletiche del futuro operatore e da una fase psicoattitudinale. Tutte le fasi serviranno ad evidenziare l’attitudine e la motivazione del candidato. Va sottolineato che entrambe sono i pilastri su cui si basa la scelta dei futuri operatori.

Entrambi questi aspetti vengono valutati negli operatori sulla base di protocolli già in essere e ampiamente conosciuti da chi seleziona, risulteranno essere elementi necessari ed imprescindibili per coloro che decidono di intraprendere questo percorso.

Un militare del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti

Fermo restando che il benchmark e il livello di selezione rimangono alti, l’obiettivo è quello di acquisire più personale possibile. Per chi crede che il percorso sia finito, si sbaglia, perché diventare un Operatore di Forze Speciali costa tempo e fatica, oltre che dedizione e passione.

Finito questo primo step, l’idoneo verrà introdotto all’interno del corso OBOS (operatore basico per le operazioni speciali) della durata attuale di 10 settimane con previsioni di più lunga durata (in futuro 12).

Ciò significa che a tutti gli operatori di tutte le categorie verranno date le stesse basi di capacità per poi agire all’interno delle 3 diverse Forze Speciali. Questo per garantire la stessa operatività e lo stesso modus operandi di base per tutti. Al termine del corso OBOS, agli idonei viene chiesto di confermare la preferenza all’interno dei tre reparti già effettuata a monte di tutto il percorso.

Richiesta all’interno della quale vengono inserite le tre preferenze in ordine di priorità. In base ai risultati ottenuti, i futuri operatori verranno posti nella graduatoria di merito. Ma non sarà solo per merito che il futuro operatore potrà accedere al reparto scelto, poiché a questa possibilità sarà collegata una variante dettata da necessità interne al Dipartimento di impiego del personale. L’Esercito avendo necessità istituzionali e dovendo garantire un’armonica alimentazione dei tre reparti pone dei limiti che si chiamano modulo di alimentazione.

Un momento del corso allievi

Vale a dire che pone dei numeri per alimentare equamente ogni Reggimento. Le variabili che dunque permetteranno all’individuo di accedere al reparto scelto saranno: la preferenza espressa, il modulo di alimentazione e il principio meritocratico, cioè la graduatoria di merito. Queste componenti determineranno l’invio del futuro operatore presso il reparto di destinazione.

In poche parole, il primo avrà possibilità di scegliere e gli ultimi si dovranno adeguare alle scelte fatte per loro.  Anche se, arrivati a questo punto, viene da dire che chiunque riuscirà a fregiarsi del titolo di Forze Speciali avrà poco di cui lamentarsi. Una volta inviati ai rispettivi reparti i neo operatori saranno inseriti all’interno dei corsi di specializzazione. Quello di incursori per il 9° Reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin, quello per Acquisitori Obiettivi del 185° Reggimento ricognizione acquisizione obiettivi RRAO e quello per Ranger del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti. Questi corsi hanno una durata variabile: 41 per il 4° Reggimento, 50 settimane per 185° e 55 per il 9°.

Al termine di questi corsi che vengono tenuti dalle compagnie corsi delle rispettive FS vengono acquisiti i rispettivi brevetti da Incursore, Acquisitore Obiettivi e Ranger, per un totale di due anni circa dalle prime selezioni.

LOCANDINA ARRUOLAMENTO 2020

Ma ricordiamo che le opzioni per accedere al percorso FS sono anche altre, pur apparendo residuali.

Il VFP1 potrà anche presentare domanda all’atto della rafferma al secondo anno venendo reimpiegati al COMFOSE e sottoposti all’iter di cui sopra.

Entrare a far parte di uno dei reparti di elite del nostro Esercito non è cosa da tutti. Viene richiesta motivazione, attitudine, dedizione, capacità fisiche non indifferenti, componente psicologica salda, consapevolezza, coscienza per una vita in salita, sacrificio e abnegazione, che saranno ampiamente ripagate dalla qualifica, dal lavoro e dall’appartenenza a “bandiere” così speciali.

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