2 Luglio 1993 Battaglia del Pastificio.

A seguito di un crescente stato di caos e di grave carestia nel Corno d’Africa i nostri militari furono impiegati in missione in Somalia, la “IBIS”, avente gli obbiettivi di proteggere gli aiuti umanitari dagli assalti dei predoni, difesa della popolazione dai banditi locali, limitare i traffici illeciti e pacificare la situazione sempre più preoccupante. All’alba iniziò l’operazione Canguro 11, partirono due colonne meccanizzate, la “Alfa” proveniente dal Porto Vecchio e “Bravo” dalla vicina città di Balad, dispiegate per attività di rastrellamento, confisca di armamenti e arresti nell’area compresa tra i checkpoint “Ferro” e “Pasta” così chiamato perché nei pressi dell’ex pastificio della Barilla. Sulla via del ritorno i mezzi italiani sono vittime di un’imboscata dei miliziani somali anche perché, si scoprirà poi, il loro comandante il generale Mohamed Farrah Aidid si trovava nel quartiere Haliwa dove aveva dormito e che, vedendo che il fronte del rastrellamento avanzava verso il suo nascondiglio, diede ordine di creare azioni diversive verso il check point Pasta. La situazione degenera velocemente con l’erezione di barricate, copertoni incendiati, sassaiole da parte di civili e ancora peggio fuoco dei cecchini in un inferno di proiettili e razzi e proprio la presenza di giovani e donne, dietro cui si nascondono le milizie, complica la reazione dei nostri impossibilitati ad utilizzare l’armamento pesante da 105 dei blindo Centauro e degli M60, nondimeno gli elicotteri A-129 Mangusta. Il paracadutista Pasquale Baccaro, mentre sta azionando la sua MG, viene ferito alla gamba da un Rpg che colpisce il VCC-1 della XVª Compagnia “Diavoli Neri” del 186º Reggimento paracadutisti “Folgore” su cui è imbarcato, resisterà per qualche minuto ma morirà dissanguato, i feriti escono dal portellone posteriore, il sergente maggiore Giampiero Monti ha l’addome squarciato e corre fuori tenendo la mano premuta sulla pancia insanguinata mentre il paracadutista Massimiliano Zaniolo è gravemente ferito alla mano. Arrivano gli Incursori dei 9° Col Moschin, vanno all’assalto sotto una pioggia di proiettili, inizia un combattimento casa per casa, la loro azione contro i miliziani somali è efficace nel mentre il sergente maggiore Stefano Paolicchi, mentre cerca di bonificare la zona, viene colpito allo stomaco da una pallottola di Ak-47 ma non si ferma, sputa sangue dalla bocca e in fin di vita si avvicina alla postazione somala che lo aveva colpito e lancia una Od-82 prima di spirare. Un cecchino colpisce il sottotenente Andrea Millevoi, capo equipaggio di una Centauro, che si sporge dal mezzo per coordinare l’azione, viene ferito a morte e un somalo prova a decapitarlo, è la terza vittima di quel 2 Luglio. Alle sue spalle il S.Ten. Gianfranco Paglia il quale, nel temtativo di portare in salvo l’equipaggio di uno dei blindati immobilizzati, viene colpito da tre colpi di kalashnikov, resterà paralizzato a vita. Gli incursori creano una cinturazione di sicurezza, finalmente il Mangusta e l’M60 fanno fuoco e con il ritiro la situazione si normalizza. Il bilancio è tragico con tre caduti italiani e 23 feriti tra cui l’amico Incursore Paracadutista Stefano Ruaro, colpito da diversi proiettili e decorato con la Medaglia di bronzo al Valor Militare, mentre sono centinaia i morti e feriti tra i miliziani irregolari. La battaglia del checkpoint Pasta è ricordata per essere stata la prima che vide impiegati i militari dell’esercito italiano dalla fine seconda guerra mondiale.- Stefano Paolicchi, Sergente Maggiore del 9º Reggimento “Col Moschin”, Medaglia d’Oro al Valor Militare (MOVM) alla memoria.- Andrea Millevoi, Sottotenente del Reggimento “Lancieri di Montebello”, Medaglia d’Oro al Valor Militare (MOVM) alla memoria.- Pasquale Baccaro, Caporale di leva al 186º Reggimento paracadutisti “Folgore”, Medaglia d’Oro al Valor Militare (MOVM) alla memoria.Numerose le altre decorazioni tra cui la Medaglia d’Oro al Valor Militare (MOVM) per il S.Ten. Par. Gianfranco Paglia.

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