Storia

Il 4° reggimento alpini paracadutisti trae origini storiche dall’omonimo reggimento alpini, costituito nel 1882, che aveva inquadrato gloriosi battaglioni fra i quali quello sicuramente più famoso il leggendario btg. alp. “M. Cervino”. Questo battaglione si forma nell’ inverno 1915 e partecipa al 1° conflitto mondiale.Soppresso al termine del primo conflitto mondiale, viene ricostituito come battaglione sciatori autonomo a seguito di specifiche direttive dello Stato Maggiore Esercito che aveva individuato l’ esigenza di formare in seno alla Scuola Centrale Militare di Alpinismo di AOSTA Unità speciali con compiti di ricognizione veloce su terreni impervi: il btg. Duca degli Abruzzi formato nel 1936 ed, appunto il btg. sciatori Monte Cervino nel dicembre 1940, quest’ ultimo inizialmente costituito da atleti del nucleo Pattuglie sci-veloci della stessa Scuola. Il btg. alp. “M.Cervino” viene immediatamente impiegato nel secondo conflitto mondiale e si scioglie al termine delle operazioni sul fronte greco-albanese per tornare in vita nell’ottobre del 1941. Partecipa alla campagna di Russia meritando la massima ricompensa al valor militare quindi viene nuovamente soppresso nel settembre 1943.

NASCONO GLI ALPINI PARACADUTISTI

Nell’ immedi ato dopoguerra, nell’ambito delle Truppe alpine, è sentita l’esigenza di costituire nuovamente unità speciali in grado di sfruttare nuovi sistemi per muoversi rapidamente in zone impervie. Sulla scorta dello sviluppo delle operazioni per via aerea durante il precedente conflitto, la cosiddetta 3^ dimensione, viene costituito il 1° settembre 1952 presso la Brigata alpina “Tridentina” a BRESSANONE il primo plotone di alpini paracadutisti; successivamente,

  per ciascuna Brigata alpina (“Julia”, “Taurinense”, “Cadore” e “Orobica”) nell’ordine i relativi plotoni di alpini paracadutisti. Dopo l’addestramento preliminare presso il Centro di Paracadutismo in Pisa per 4 settimane allo scopo di conseguire il brevetto di paracadutismo, il personale veniva sottoposta alla specializzazione su sci e in roccia, affidata alla capacit dei quadri istruttori prima di effettuare le successive escursioni estive e invernali lungo tutto l’arco alpino e, in certe occasioni, anche sugli Appennini. Il primo lancio in montagna venne effettuato dagli alpini paracadutisti del plotone della “Tridentina” sul ghiacciaio del Ruitor (Val d’AOSTA) a 3000 metri di quota.

Oltre all’attività di specialità , gli alpini paracadutisti garantivano in addestramento e in operazioni condotte sul territorio nazionale e in addestramento congiunto con altre unità della Nato standard elevatissimi, tanto che messi a confronto con i professionisti d’ altri eserciti riscuotevano sempre ammirazione e plauso. Anche a livello sportivo, grazie al Gruppo Sportivo omonimo costituitosi nel 1967, una delle società sportive pi๠anziane dell’Alto Adige, sia in gare militari che civili gli uomini e le donne del 4° rgt. alp. par. hanno sempre riscorso eccellenti livelli di prestazioni e risultati di ottima taratura. Il 1° aprile 1964 si costituisce la compagnia alpini paracadutisti alle dipendenze del 4° Corpo d’Armata alpino, con il personale dei disciolti plotoni alpini paracadutisti delle cinque Brigate alpine. La Compagnia Alpini Paracadutisti del 4° Corpo d’Armata, raccogliendo il bagaglio di tradizioni ricevute, prosegue il proprio cammino specializzando il personale di leva e sviluppando la capacità degli istruttori di roccia e sci e paracadutismo. Nel 1984, a traguardo di sforzi conseguiti negli anni è costituito un gruppo di ufficiali e sottufficiali abilitati al lancio con la tecnica della caduta libera per migliorare le capacità di infiltrazione in terreni montani e impervi. Il 1° gennaio 1990 la stessa Compagnia riceve il nome di Compagnia Alpini Paracadutisti “M. Cervino” divenendo cosଠufficialmente erede delle tradizioni acquisite dal leggendario battaglione sciatori omonimo. Il 14 luglio 1996 la compagnia è inserita nel Battaglione. alpini. paracadutisti. “Monte Cervino”, Unità di nuova formazione alla quale con decreto 28 novembre 1996 viene concessa la Bandiera di guerra. La dipendenza rimane la stessa anche se nel frattempo il 4° Corpo d’Armata alpino è stato riconfigurato nel Comando Truppe alpine.

 

 

NASCONO I RANGER

Apartire dal 1999, sulla scorta di specifiche direttive dello Stato Maggiore Esercito, viene implementato il progetto ranger che prevede la trasformazione progressiva degli alpini paracadutisti in prima Unità ranger dell’Esercito italiano ovvero Unità d’elite della Forza Armata alimentata con Volontari in Ferma Breve ed in Servizio Permanente. Tale Unità entra a far parte delle Forze per Operazioni Speciali (FOS) dell’Esercito Italiano. Un iter formativo della durata di un anno costituisce selezione ed addestramento per conferire la necessaria capacità ad operare in qualsiasi ambiente per la condotta di azioni dirette in profondità , l’esecuzione di compiti di fanteria leggera e la capacità di fronteggiare esigenze operative improvvise; Gli aspiranti devono superare alcune prove fisiche per accedere all’iter qualificativo ranger. Soltanto il superamento con esito positivo del corso di paracadutismo e del “Corso di qualificazione Ranger” consentono l’accesso definitivo e completo all’Unità Il 25 settembre 2004 il battaglione entra nel ricostituito 4° reggimento alpini paracadutisti, al quale viene consegnata la storica bandiera del 4° alpini decorata di 2 medaglie d’oro al valor militare, 9 medaglie d’argento al valore militare, 1 medaglia di bronzo valore militare, una medaglia la d’argento di benemerenza, una medaglia d’argento al valor civile. Così, il 4° rgt. alp. par. Nella sua fisionomia ranger è preparato a pianificare organizzare e condurre operazioni speciali e a svolgere i compiti della fanteria leggera ad alto rischio. Opera di norma a livello di plotone / compagnia in modo complementare alle forze speciali ed è un eccezionale concentrato di efficienza, esperienza e prontezza concepito e addestrato per operazioni in profondità su obiettivi di elevato valore operativo e strategico. Rappresenta insomma una forza rapidamente impiegabile e un sicuro fattore di potenza se oculatamente indirizzato su obiettivi altamente remunerativi.

ALPINI PARACADUTISTI E RANGER IN OPERAZIONI

Il 4° rgt. alp. par. ha partecipato alla maggior parte delle missioni operative a partire dalla fine dell’era della contrapposizione
anno1993: Operazione Albatros in Mozambico con una compagnia organica
anno1997: nell’ambito della missione SFOR in Bosnia ERZEGOVINA con una compagnia organica; al riguardo, è importante evidenziare che queste due attività operative, sono state condotte con personale di leva, poichà© soltanto dalla fine del 1997 gli alpini paracadutisti sono stati alimentati organicamente con personale volontario;
anno2000: nuovamente nell’ambito della missione SFOR in Bosnia ERZEGOVINA con una compagnia organica;
anno2002: missione ISAF in Afghanistan come framework del gruppo tattico Italia (livello btg-
anno 2003 operazione ENDURING FREEDOM in Afghanistan inquadrati nella Task Force Nibbio con una compagnia organica.


Successivamente, a partire dal 2004, le operazioni condotte hanno visto continuamente i Ranger impegnati in molteplici attività operative: dalle scorte ai Comandanti dei contingenti impiegati, ai plotoni impegnati nelle varie attività di Ricognizione e sorveglianza e presidio del territorio in modo autonomo o inquadrati in Task Group di Forze per Operazioni speciali missione Antica Babilonia, con un plotone rinforzato nell’ambito del Task Group Condor missione ISAF con distaccamenti, scorte e plotoni sia nell’area di Kabul sia in quella di Herat e Farah
missione Unifil, con la scorta al Force Commander
per ultimo, costituendo nell’ambito di ISAF la Task Force a livello battaglione denominata Surobi nell’omonimo distretto ad est di Kabul

ATTIVITA’ SPORTIVE E DI RAPPRESENTANZA

Il 4° reggimento alpini paracadutisti ha partecipato a numerose attività sportive conseguendo risultati di assoluto valore anche in ambito internazionale delle quali ricordiamo la partecipazione al Trofeo Mezzalana negli anni 1997, 1999, 2005 e 2007, alla Patroulle de Glaciers nel 2000, ai Campionati Inglesi di Sci negli anni 1999-2000 ed alla Marcia internazionale Militare Sud Africana negli anni 1994, 1995 e 1996 (in quest’ultima manifestazione, la squadra del 4° è arrivata prima nelle prime due manifestazioni). Il reggimento intrattiene ottimi rapporti con la comunità locale ed organizzazioni civili. In particolare con le associazioni di alpini e paracadutisti in congedo, in particolare annualmente in occasione del raduno dei Cervinotti presso la cappella del btg. sciatori Monte Cervino a Cervinia; con le famiglie dei caduti degli alpini paracadutisti, celebrando annualmente un momento di ritrovo, €œMemorial Day€, per ricordare formalmente quanto di positivo fatto dal personale che €œè andato avanti€;

rn con docenti universitari provenienti da Verona e Milano e con personale militare in congedo per affrontare analiticamente problematiche militari quali la leadership, la motivazione del personale, per ricordare figure encomiabili che hanno fatto parte del passato €œMonte Cervino, infine semplicemente per informare i ranger sulla situazione politico-strategica riguardante le aree d’impiego operativo. Attualmente, Il reggimento e’ dislocato nel complesso caserme G.Duca in Montorio (VR). Inoltre, dal 5 ottobre 2006, il 4° reggimento alpini paracadutisti dispone di un’area presso l’ex deposito munizioni Tettoni presso Ora (Bolzano), attualmente utilizzata per attività addestrative di base e destinata, secondo un accordo tra Ministero della Difesa e Provincia autonoma di Bolzano, ad ospitare un poligono in galleria.

 ONORIFICENZE ALLA BANDIERA

  • 1 Croce di cavaliere dell’ordine militare d’Italia
  • 2 Medaglie d’oro al valor militare
  • 9 Medaglie d’argento al valor militare
  • 1 Medaglia di bronzo
  • 1 Medaglia d’argento al valor civile
  • 1 Medaglia d’argento di benemerenza

Questo nuovo iter formativo, formalizzato nel 2008 (ma gradualmente introdotto sperimentalmente già dal 2006 per il personale in servizio permanente effettivo), sostituisce il precedente che prevedeva in passato i seguenti moduli: il corso di quattro settimane per il conseguimento del brevetto di paracadutista militare (lanci vincolati) presso il CAPAR a Pisa, poi l’addestramento di primo periodo di 17 settimane presso la terza compagnia del 4º Alpipar, quindi il corso “Ranger” (inizialmente di 6 settimane, portate poi a 9 ed infine a 12) effettuato presso il RAFOS (sviluppato appositamente in modo collaborativo dal 9º “Col Moschin” per il 4º Alpipar) ed infine il corso sci ed alpinistico di 16 settimane, inizialmente presso il CEALP di Aosta e poi direttamente c/o il 4º Alpipar (a cui si aggiunse dal 2003/2004 un corso anfibio base di due settimane sempre presso il RAFOS di Livorno).

Selezioni

Per tentare le selezioni bisogna fare domanda attraverso il bando “Domanda per il Bacino FS/FOS”. Di norma ogni anno escono due bandi (dipende dalla disponibilità di personale e di finanziamento). Nella domanda si possono mettere in ordine di preferenza le tre FS/FOS dell’Esercito: 9º Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”, 4º Reggimento alpini paracadutisti “Btg Monte Cervino” e 185º Reggimento ricognizione acquisizione obiettivi “Folgore”. La domanda può essere presentata da ufficiali (del grado di sottotenente e tenente), sottufficiali (sergenti o marescialli), VSP e VFP-4, di qualsiasi reparto e incarico.

Durante l’anno, selezionatori dei reparti FS/FOS si recano presso le caserme delle varie unità e scuole dell’Esercito, come la Scuola sottufficiali di Viterbo e la Scuola di applicazione d’arma di Torino, presso le quali cercano i candidati per il bacino delle FS/FOS. Nelle ultime settimane del corso palestra (per il conseguimento del brevetto di paracadutismo), vengono al Centro addestramento di paracadutismo (CAPAR) di Pisa i vari rappresentanti dei reparti FS/FOS per fare un’introduzione sulle forze speciali dell’EI e prendere i nomi degli interessati (sempre tramite la domanda).

I requisti per presentare la domanda sono:

  • avere massimo 26 anni d’età;
  • appartenere alla categoria ufficiali (nel grado fino a tenente), sottufficiali e volontari (VFP-4 e VSP);
  • non aver riportato alcuna condanna per delitti colposi e non colposi;
  • non essere stato ammesso a riti alternativi per delitto colposo o non colposo o sottoposto a misure di prevenzione;
  • non essere mai stato sottoposto a sanzione disciplinare di Stato;
  • aver riportato in sede di valutazione caratteristica, negli ultimi due anni, valutazioni non inferiori a “superiori alla media” o equivalenti (avere un ottimo stato di servizio);
  • non aver già frequentato corsi di formazione FS/FOS con esito negativo (a meno che la dimissione/rinuncia sia stata originata per motivi di salute);
  • non essere stato soggetto della revoca del brevetto di “paracadutista militare” (per chi né è in possesso);

Una volta presentata la domanda, si attende di essere chiamati per le preselezioni fisiche e il tirocinio di selezione. Le preselezioni fisiche consistono nelle seguenti prove valide per l’accesso ai reparti: 185º RRAO, 4º R. Ranger, 26º R. REOS, 9º R. Col Moschin:

  • 5 trazioni alla sbarra
  • 40 piegamenti addominali
  • 30 piegamenti sulle braccia (flessioni)
  • 10 trazioni alle parallele
  • salita della fune 6 metri
  • 2 km in 9 minuti
  • 7 km in 45 minuti in mimetica e scarponi.

Chi supera le pre-selezioni fisiche ritorna ai reparti per poi essere chiamato al 9º Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin” per partecipare, presso la 101ª Compagnia allievi, al tirocinio di selezione, seconda fase dell’iter selettivo, che ha luogo due volte l’anno nei mesi di maggio-giugno oppure ottobre-novembre.

Il tirocinio di selezione della durata di due settimane svolto dagli aspiranti incursori dell’E.I., dagli aspiranti ranger e dagli aspiranti acquisitori, mira ad accertare non solo le caratteristiche psicofisiche e la resistenza fisica e mentale allo sforzo prolungato del candidato, ma anche le sue qualità morali e caratteriali, le motivazioni profonde che lo spingono ad affrontare pericoli e disagi e la sua capacità di reagire con calma e lucidità alle difficoltà, anche in presenza di forti fattori di stress, e a dare comunque il massimo di sé. Per effettuare questi accertamenti i candidati sono mantenuti, sin dai primi giorni, sotto costante pressione fisica e mentale, dormono poco, accumulano progressivamente stanchezza ed un forte stress, che dovranno imparare a sopportare e a gestire nel corso della selezione, senza avere reali possibilità di recupero e subiscono una costante alterazione dei cicli naturali di attività e riposo.

Per tutto il periodo, i candidati sono mantenuti all’interno delle strutture militari, non possono fruire della libera uscita né raggiungere familiari ed amici. Sono isolati con sé stessi, ed ogni attività è regolata dagli istruttori, che alternano gradualmente gli orari e la durata dei periodi di riposo, in modo da provocare vere e proprie crisi di sonno. Tutte le prove fisiche, come le marce zavorrate, sono alternate da periodi d’addestramento al combattimento, lavori tattici, test fisici e di cultura generale e tecnico professionale, durante i quali si deve dimostrare lucidità, capacità operative, resistenza mentale e ferrea volontà di non cedere alla stanchezza. Sono frequenti le esercitazione continue che coprono, almeno parzialmente, l’arco notturno ed ai candidati sono date poche possibilità di recuperare il sonno perduto.

Il tirocinio, come detto, della durata di due settimane (una terza può però essere eventualmente dedicata al recupero d’attività, che non si sono potute svolgere per motivi di forza maggiore), include, dopo aver ripetuto le prove della preselezione, altre prove:

  • 5 marce zavorrate a tempo, in uniforme da combattimento e zaino di 20 kg senza arma, su itinerari di difficoltà, dislivello e distanza variabile da 10 e 30 km: 10 km in piano da concludersi nel tempo massimo di un’ora e 16 minuti, 15 km su terreno vario e dislivello di 300 metri in due ore e 10 minuti, 21 km con forte dislivello di 900 metri in tre ore e 15 minuti, marcia di resistenza di 30 km in quattro ore e 28 minuti, marcia notturna in terreno accidentato, molto impegnativo, di 12 km.
  • prove d’ardimento, presso il complesso “Lustrissimi” di Livorno, che prevedono il superamento di percorsi di guerra, ostacoli aerei e ponti di corda, per accertare le doti di coraggio, coordinazione e velocità.
  • test d’acquaticità ed anfibia, alla Base a mare, nuoto di superficie e voga. Inoltre altri test di varia natura, che includono, tra l’altro, il completamento di percorsi sotterranei per l’accertamento delle proprie capacità d’autocontrollo in situazioni ed ambienti claustrofobici.

Molti di questi esercizi vengono variati ad ogni corso, per evitare di far conoscere in anticipo ai candidati i particolari della selezione ed impedire che possano prevedere ciò che li attende. Non sono pertanto mai noti con esattezza i tempi entro i quali terminare una prova, o il punteggio minimo da conseguire in un determinato test. Questa insicurezza costringe i candidati a formare comunque lo sforzo massimo in ogni circostanza, impedisce loro di limitarsi al risultato minimo, anche se sufficiente e permette agli istruttori di valutare meglio le reali doti caratteriali dei candidati.

Questa selezione iniziale determina una prima sostanziale “scrematura” dei partecipanti, anche se si cerca di far concludere le due settimane di tirocinio a tutti gli allievi, indipendentemente dall’esito finale, in quanto la permanenza al RAFOS rappresenta comunque un’eccellente occasione di arricchimento professionale. Il personale ritenuto non idoneo ritorna ai reparti d’appartenenza, senza che alcuna annotazione negativa accompagni il loro curriculum individuale. Solo chi supera con successo entrambe le fasi della selezione, la preselezione all’idoneità fisica ed il tirocinio, viene invece ammesso alla frequenza del corso Operatore Basico Operazioni Speciali (OBOS).

Corso di operatore basico operazioni speciali

Chi supera entrambe le fasi di selezione (preselezione fisica e tirocinio) viene ammesso alla frequentazione di uno dei quattro o cinque (anche in questo caso, in funzione della disponibilità di personale e di finanziamenti) corsi OBOS (Operatore basico operazioni speciali) organizzati annualmente dal RAFOS (Reparto Addestramento Forze Operazioni Speciali) del 9º Reggimento Col Moschin dell’E.I., completando il blocco di circa 25 allievi, tra aspiranti incursori E.I., ranger, acquisitori, e reparti di volo del 26º REOS. Il corso è stato ristrutturato di recente, ha ora una durata di 24 settimane contro le precedenti 31 ma i contenuti, razionalizzati sulla base delle esperienze maturate nel tempo e delle lezioni apprese nei teatri operativi, sono rimasti sostanzialmente invariati ed attualmente include:

  • 4 settimane dedicate al conseguimento del brevetto di paracadutismo con la fune di vincolo, per chi non ne risulta titolare, presso il CAPAR di Pisa.
  • 5 settimane dedicate alla formazione teorico pratica sulla topografia, alle marce topografiche, all’apprendimento delle tecniche di orientamento e di navigazione terrestre.
  • 12 settimane sulle Procedure tecnico tattiche (PTT) delle FOS. La fase PTT per FOS costituisce il cuore della formazione OBOS ed è destinata all’addestramento individuale e di nucleo al combattimento e all’apprendimento delle tattiche e procedure operative standard delle minori unità FOS. Vengono curati nel dettaglio tutti gli aspetti relativi all’uso appropriato dell’equipaggiamento, le tecniche di mascheramento, mimetizzazione, movimento tattico, superamento ostacoli e mobilità verticale. Sono acquisiti i necessari automatismi nella predisposizione delle soste, dei bivacchi, nelle procedure di riordinamento e di reazione automatica immediata in caso di compromissione. Tre settimane sono dedicate alla ricerca, acquisizione e sorveglianza degli obiettivi, due invece alle azioni dirette su obiettivi tattici. Si prosegue con tattiche di combattimento e pattugliamento in ambiente urbano, predisposizione di zone di atterraggio elicotteri e tecniche di ricerca ed inganno.
  • 3 settimane di addestramenti tecnici specifici: sulle trasmissioni, sulle procedure di pronto soccorso e medicina tattica con la frequenza di un corso che ricalca il BLS (Basic Life Support) statunitense, su come intervenire tempestivamente in caso di ferite d’arma da fuoco, sulle manovre salvavita e sulle procedure di rianimazione cardio-polmonare, approfondimenti su armi e tiro (diurno e notturno) e pianificazioni delle operazioni militari.

Il corso si conclude con una esercitazione continuativa di due settimane e con gli esami finali. Gli allievi ritenuti idonei (meno del 50% degli aspiranti iniziali) iniziano la fase di specializzazione, diversa per ogni reparto di destinazione finale.

Fase di specializzazione Ranger (47 settimane dal 2011)

A differenza del corso OBOS svolto presso il RAFOS, orientato a dare basi comuni a livello individuale e di piccolo nucleo a tutti gli aspiranti operatori delle FS/FOS dell’esercito e dell’aeronautica, a prescindere dai reparti a cui saranno destinati, la fase di specializzazione ranger è specifica degli operatori del 4º Alpipar, viene svolta per buona parte presso la 3ª compagnia del reggimento (che svolge essenzialmente la funzione di scuola) ed è orientata alla preparazione relativa agli specifici impieghi dei “ranger” a livello di squadra e plotone, oltre a rappresentare una fase di primo amalgama degli operatori inseriti in questo reparto.

Il conseguimento della specializzazione prevede dal 2011 il seguente iter di preparazione:

  • 15 settimane: Corso ranger, svolto 2 volte all’anno in corrispondenza del termine dei corsi OBOS. È stato recentemente modificato per tener conto degli ammaestramenti derivanti dalle missioni operative e soprattutto dal teatro afghano ed è suddiviso a sua volta in 5 moduli. Rispetto all’articolazione precedente risulta aumentata l’importanza attribuita alle operazioni in ambiente urbano, mentre sono stati introdotti ex novo alcuni argomenti, come le tecniche di movimento e reazione dai mezzi. La durata complessiva è però rimasta invariata, con una contrazione dell’addestramento alle operazioni di fanteria leggera convenzionale e l’inserimento di molte esercitazioni a fuoco nell’ambito di altre attività. Il corso ranger costituisce comprensibilmente il cuore dell’addestramento degli operatori del Monte Cervino e rappresenta un’attività estremamente impegnativa, sia sul piano fisico che psicologico, che si protrae per non meno di 10-12 ore di addestramento al giorno, oltre a numerosi archi notturni. Vengono enfatizzate le doti di resistenza e autocontrollo, la capacità di assumere decisioni rapide e, in relazione alla funzione, l’attitudine al comando e lo spirito d’iniziativa, il tutto in condizioni di affaticamento e stress fisico e mentale. 2 settimane sono dedicate alle procedure convenzionali di impiego della fanteria leggera, tecniche di movimento e attacco di squadra e di plotone, diurno e notturno, reazioni al contatto (modulo Light Infantry). Altre 2 settimane vedono una costante presenza al poligono per manovre a fuoco reale, dedicate al perfezionamento delle tecniche di tiro mirato ed istintivo, dalle varie posizioni ed in situazioni dinamiche, con arma corta e lunga, e l’assimilazione delle RAI, le reazioni automatiche immediate, che vengono attuate in caso di contatto improvviso con nemico (modulo Combat Drills). 4 settimane sono poi dedicate al movimento e alla condotta del combattimento in aree urbanizzate. Non è un vero corso CQB per le operazioni in ambiente ristretto, ma una solida base sulla quale innestare successivi addestramenti specifici che verranno curati nelle compagnie operative, in particolare a ridosso degli approntamenti per l’estero. D’altro canto le tecniche di irruzione nell’ambito di uno JSOTF, soprattutto se in presenza di possibili ostaggi o elementi non combattenti, dovrebbero essere affidate ad un’unità F.S. di Incursori, mentre l’aliquota ranger dovrebbe provvedere, oltre all’eventuale supporto di fuoco, alla cinturazione e all’isolamento dell’obiettivo, al mantenimento della libertà delle vie di fuga ed al controllo e difesa della ZAE, la zona atterraggio elicotteri. Ciò non toglie che una certa capacità in questo senso sia indispensabile, anche perché in talune situazioni operative di particolare necessità ed urgenza le unità ranger si sono già trovate in passato a fronteggiare situazioni e a ricoprire un ruolo formalmente di pertinenza delle Forze Speciali, comportandosi, tra l’altro, sempre in modo esemplare. Al modulo CQB segue quello delle Special Ops, con 5 settimane destinate ai temi tipici delle operazioni speciali, con l’approfondimento dei procedimenti tecnico tattici della pattuglia da combattimento e la pianificazione, organizzazione e condotta delle Azioni Dirette, quali raid, incursioni ed imboscate. 2 settimane approfondiscono infine le procedure e le tattiche del combattimento terrestre con veicoli (cosiddetta fase Mobility) con particolare riguardo alle tecniche di reazione immediata da bordo degli stessi. Curiosamente non è prevista a questo livello alcuna formazione basica sull’uso degli esplosivi e le tecniche di sabotaggio, una carenza non lieve per una specialità rivolta in via prioritaria alle azioni dirette.
  • 10 settimane (dal 2011): Corso di addestramento montano invernale. Comprende il corso CS1 (Corso Sci) di 6 settimane al Passo del Tonale, sull’addestramento al movimento ed alla sopravvivenza in ambiente montano invernale, con uso degli sci e pratica di prevenzione valanghe, mentre il successivo CS2 di 4 settimane insegna le tecniche di combattimento in ambiente innevato, diurne e notturne, tiro e RAI con gli sci, organizzazione del movimento e dei bivacchi, raid in ambiente invernale, aviolancio e discesa rapida dagli elicotteri con la tecnica del fast rope. La fase CS1 era in precedenza di 4 settimane ma è stata ora standardizzata con quella di durata maggiore prevista attualmente dal Centro Addestramento Alpino di Aosta.
  • 10 settimane (dal 2011): Corso di addestramento montano estivo, svolto presso le basi logistiche di Corvara e di Arabba. È anch’esso suddiviso in due fasi: la CA1 (Corso Alpinistico) di 6 settimane, sull’apprendimento delle tecniche di arrampicata e movimento in ambiente montano estivo, e la CA2 di 4 settimane, con spiccate connotazioni tattiche, in cui sono ripresi i temi della pattuglia da combattimento applicati allo specifico contesto, con aviolancio e raid in ambiente montano.
  • 2 settimane: Corso di difesa personale. Il corso è dedicato alle tecniche di combattimento senza armi utilizzando movimenti standard provenienti da varie discipline differenti.
  • 2 settimane: Corso Advanced Combat Life Saver. Rappresenta l’approfondimento delle conoscenze sanitarie già apprese in precedenza. Le tecniche di autosoccorso e soccorso reciproco includono l’inserimento del catetere venoso per l’impiego di soluzioni anti-shock.
  • 3 settimane: Corso S.E.R.E. (Survival Evasion Resistance and Escape) corso di Sopravvivenza, Evasione, Fuga e Gestione dell’Interrogatorio. È un corso molto impegnativo sia sotto il profilo fisico che della resistenza mentale ed è ora integrato al corso ranger. La prima settimana, che comprende essenzialmente lezioni teorico-pratiche, viene infatti inserita come modulo didattico a sé stante all’interno del corso ranger, prima della parte relativa alle azioni dirette. Le rimanenti due settimane, con le fasi continuative di evasione, fuga e gestione dell’interrogatorio, sono poi svolte senza soluzione di continuità con il modulo pratico delle azioni dirette, come prosecuzione casuale di una delle 4 o 5 pattuglie continuative previste. In tale maniera gli allievi non conoscono anticipatamente la durata e l’esito dell’esercitazione che stanno per intraprendere. La fase di sopravvivenza risulta ben organizzata ed assai realistica, e non fa rimpiangere il corso offerto dall’International Special Training Centre di Pfullendorf che, per quanto assai arduo e molto ben gestito, risulta troppo incentrato su una realtà centroeuropea, assai diversa dai probabili scenari operativi reali.
  • 2 settimane: Corso anfibio sulle tecniche di superamento di ostacoli acquatici, impiego dei battelli con motore fuoribordo, elementi di nuoto operativo di superficie e pratica delle operazioni anfibie. Quando possibile il modulo è seguito da 2 ulteriori settimane di corso patenti 6C, che abilitano alla condotta ed all’impiego dei battelli con motore fuoribordo in acque interne o costiere.
  • 2 settimane: Corso NBC sulle operazioni in ambienti contaminati.

Altri corsi dopo il brevetto, per il personale del plotone recon:

  • 6 settimane: Paracadutismo con la tecnica della caduta libera (TCL). Il corso si svolge presso il C.A.PAR. di Pisa, durante il quale si effettuano lanci ad apertura comandata da un’altezza massima di 3-4000 metri, senza l’impiego dell’ossigeno.
  • 3 settimane: CQB (Close Quarter Battle) combattimento in ambienti ristretti presso l’International Special Training Center di Pfullendorf.

Altri corsi specialistici individuali

  • 3 settimane: Patrol Medical Course (ISTC di Pfullendorf).
  • 3 settimane: Combat Medical Training Course (ISTC di Pfullendorf).
  • Istruttore militare scelto di sci e istruttore militare di alpinismo.
  • Corso di tiratore scelto per l’impiego ottimale dei vari tipi di fucili di precisione.
  • Corso operatori scorte e protezione ravvicinata VIP. Queste tematiche sono affrontate in modo graduale, con stage della durata di tre settimane in cui si approfondiscono i temi della Close Protection e del tiro istintivo con armi corte.
  • Corso FAC presso la Scuola di Aerocooperazione dell’Aeronautica Militare.
  • Corso EOR di 3 settimane sul riconoscimento degli ordigni esplosivi, quello di abilitazione alla rilevazione, ed alla bonifica chimica e radiologica. Corsi successivi all’EOR: EOD (disinnesco di ordigni esplosivi) e IEDD (disinnesco di dispositivi esplosivi improvvisati).
  • Corso avanzato di Paracadutismo TCL per lanci d’alta quota con l’impiego dell’ossigeno, con apertura a quote basse (HALO) o con apertura immediata e navigazione sotto vela (HAHO).
  • Corso di Lingue, presso la SLEE (Scuola di Lingue Estere dell’Esercito) di Perugia.

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